8.27.2008

Gaja ed i produttori di Brunello

Adrian mi ha mandato questo articolo, che molto volentieri pubblico sul blog, riguardante la situazione del Brunello. Ricordate (abbiamo anche un post o due che ne parlano) lo scandalo di Velenitaly riguardante la presenza di vino non sangiovese nel famoso prodotto toscano? Bene, Angelo Gaja, famosissimo produttore di Barbaresco, dice la sua a distanza di qualche mese e, possiamo garantirlo, sono parole piuttosto interessanti.

Ecco di seguito la lettera comparsa su Wine news.

LE “ROI” DELL’ENOLOGIA ANGELO GAJA: “MONTALCINO DEVE PENSARE AD UN CAMBIO DI DISCIPLINARE CHE CONSENTA A PRODUTTORI-ARTIGIANI E A QUELLI DI GRANDI DIMENSIONI DI ESPRIMERE LE LORO PECULIARITÀ SOTTO IL NOME BRUNELLO”

Angelo GajaRiceviamo e pubblichiamo l’intervento di uno dei produttori più famosi ed illuminati dell’enologia italiana, Angelo Gaja: “il caso Brunello di Montalcino” …

Nella decade sessanta i vigneti di Sangiovese atti a produrre Brunello di Montalcino non raggiungevano i 60 ettari, i produttori una ventina, le bottiglie prodotte non più di 150.000; nello stesso periodo gli ettari piantati a Nebbiolo nell’area del Barolo erano 500, 115 i produttori/imbottigliatori, 3.000.000 le bottiglie di Barolo prodotte annualmente.
Mentre però il Barolo non aveva un leader il Brunello di Montalcino aveva già in Biondi Santi un padre fondatore, l’artigiano che nel tempo aveva tenuto altissima la bandiera della qualità e del prezzo di un Brunello aristocratico, raro, prezioso, alla portata soltanto dei pochissimi che se lo potevano permettere.
E poi arrivò Banfi. Per capire come sia esploso il fenomeno del Brunello di Montalcino non si può prescindere da Biondi Santi e da Banfi.
Banfi, di proprietà dei fratelli americani Mariani distributori di vini sul mercato Usa, innesca nella rossa Montalcino il sogno americano: il futuro è vostro amico, crescete e moltiplicatevi.
L’avventura inizia con una serie di errori clamorosi. Con il benestare delle amministrazioni locali e dei sindacati agricoli i siti da destinare a vigneto vengono letteralmente stravolti, boschi e querce secolari abbattuti, colline abbassate di decine di metri …; con l’assistenza dei guru della viticoltura vengono introdotte tecniche culturali che stanno agli antipodi della coltivazione accurata della vite; anziché piantare Sangiovese per produrre Brunello di Montalcino vengono piantati 500 ettari di Moscadello per produrre una specie di lambrusco bianco che non avrà successo. L’impresa sembrava volgere verso un fallimento clamoroso.
E invece, miracolo, dopo lo sbandamento iniziale Banfi prende atto degli errori commessi, attua con tempestività la riconversione dei vigneti, punta con grande decisione alla produzione del Brunello di Montalcino e diventa il motore trainante della denominazione costruendo sul mercato Usa, il più importante al mondo per i vini di immagine e di pregio, una forte domanda che ben presto ricade sugli ignari produttori di Montalcino e si propaga in tutto il mondo. 
Nessun’altra Docg italiana ha la fortuna di avere un leader storico ed un leader di mercato come ha il Brunello di Montalcino. Grazie ad essi montò l’interesse, da parte di produttori/investitori italiani ed esteri, di venire a tentare l’impresa a Montalcino contribuendo così a consolidare la straordinaria spinta di crescita e di affermazione della denominazione sui mercati internazionali.
Oggi gli ettari di Nebbiolo iscritti all’albo del Barolo sono 1.800 mentre quelli di Sangiovese riconosciuti idonei alla produzione del Brunello sono diventati 2.000 - e sì che i produttori hanno cercato di frenarne la corsa introducendo il blocco degli impianti - 250 i produttori e 7 milioni le bottiglie prodotte annualmente. E’ stato da più parti fatto osservare che la maggioranza dei nuovi vigneti non possiede caratteristiche pedo-climatiche tali da assicurare al Sangiovese di esprimere vini di eccellenza e si è lamentata la mancata zonazione (catalogazione scientifica dei terreni con la delimitazione di quelli vocati e di quelli no): ma la zonazione in nessuna parte del mondo - ad esclusione forse della Borgogna che riconosce però non una, ma oltre cento denominazioni d’origine diverse - è diventata il principio ispiratore dei disciplinari di produzione. Meno che mai in Italia ove si è più propensi a coltivare la solidarietà e la compiacenza.
Oggi a Montalcino c’è una minoranza di produttori che gode di un doppio privilegio: di avere vigneti iscritti all’albo ed in più di possedere vigneti di Sangiovese altamente vocati capaci di esprimere vini di eccellenza. E poi esiste una maggioranza di produttori che gode a pieno titolo soltanto del primo privilegio. Sia dagli uni che dagli altri i consumatori si attendono un Brunello di Montalcino di elevata qualità.
Il disciplinare di produzione, redatto nella decade sessanta, quando gli ettari iscritti all’albo erano ancora una sessantina, impone il 100% di Sangiovese per la produzione del Brunello di Montalcino. Con l’esplosione della superficie vitata la maggioranza dei produttori in possesso di vigneti di dubbia vocazione avvertiva la necessità di migliorare la qualità dei loro vini e apparve ai più evidente che l’imposizione del 100% di Sangiovese risultasse penalizzante.
Si ritenne che il miglioramento genetico del Sangiovese attraverso la selezione clonale e l’introduzione di nuove tecniche di vigneto e di cantina avrebbero cambiato la situazione, mentre invece la questione resta sul tavolo oggi come allora.
Se le indagini che la Magistratura ha in corso accertassero l’impiego di varietà diverse dal Sangiovese per la produzione del Brunello di Montalcino, la mancanza più grave commessa dai produttori sarebbe stata a mio avviso quella di non essersi adoperati prima per modificare il disciplinare di produzione e rimuovere il vincolo del 100% di Sangiovese. Voglio ricordare che il disciplinare del Rosso di Montalcino è ancora più inadeguato, presuntuoso e fuori del tempo.
I disciplinari di produzione si possono modificare ed il compito spetta esclusivamente ai produttori.
Ad ostacolare la modifica del disciplinare è il conflitto di sempre tra i produttori artigiani ed i produttori di grandi volumi, ispirati come sono a filosofie di produzione e a strategie di vendita diverse. Però, se si guarda allo strepitoso successo del Brunello di Montalcino, occorre riconoscere che esso è nato dall’azione sinergica degli uni e degli altri, che gli uni e gli altri sono stati preziosi nel procurarlo e consolidarlo.
Ho letto che si ritiene inadatto ora un intervento atto a modificare il disciplinare di produzione del Brunello di Montalcino, quando l’indagine avviata dalla Magistratura è ancora in corso.
A mio avviso è invece arrivato il momento di pensare seriamente al dopo cominciando dalla modifica del disciplinare; essa richiede coraggio, tolleranza e rispetto reciproco da parte dei produttori. Occorre individuare una formula che consenta agli artigiani di esprimere nei loro vini la straordinaria dignità del Sangiovese e di poterla dichiarare in etichetta rendendo così riconoscibile la loro fedeltà al 100% della varietà, ed ai produttori di grandi volumi di potere operare con maggiore elasticità: e tutti e due i vini debbono potersi fregiare del nome Brunello di Montalcino.

Angelo Gaja

8.19.2008

La passerina

Immagino già i tanti possibili commenti al titolo di questo post, ma quello di cui voglio parlare oggi è semplicemente uno dei vini più diffusi del Piceno: la Passerina.

Lo stesso nome per il vitigno e per il vino, come accade per il Pecorino, si tratta di un bianco riscoperto solo di recente e portato alla ribalta sia dai numerosissimi ristoranti di pesce dell'Adriatico, sia dal buon lavoro e dalla buona promozione dei viticoltori.
La passerina è un vitigno dal grappolo spargolo, chicchi piccoli, acidità elevata. In vinificazione si trova più spesso nelle versioni passita o spumante che in quella ferma poiché le caratteristiche organolettiche non permettono vini di grandissimo spessore se non con grande lavoro in vigna. Una cantina fra quelle che conosciamo noi del Nascondiglio produce una "passerina" ferma degna di nota: la cantina si chiama "Cameli Irene" e risiede a Castorano, a pochi chilometri da noi. 
Il prodotto (da agricoltura biologica) è sicuramente degno di nota e piacevole al palato. Corpo discreto, odore floreale intenso con sviluppi interessanti. In bocca mediamente intenso e persistente, ideale nelle giornate calde d'estate magari accompagnando un'insalata, una caprese o un piatto di formaggi freschi o del parmigiano (di cui teme però l'eccessiva sapidità).
Per un brindisi con la Passerina spumante, vi consigliamo quella di Cocci Grifoni, produttore sempre del comune di Offida, uno dei primi ad essersi accorto del potenziale dei vitigni a bacca bianca del Piceno ed averli conservati e rivalutati. 
Quindi buon brindisi "in bianco" con i vini piceni e buona estate!

tornando a parlare di bufala...

Vorrei aggiungere qualche commento alla storia della bufala al Nascondiglio.

Cioè parlare di uno dei prodotti che il buon Giorgione ci ha presentato: la bresaola.
Come tutti sappiamo di bresaole è pieno il mondo e oggi in moltissimi ne producono senza cognizione di causa. Come al solito molte di quelle che si trovano in commercio sono prodotti industriali, prodotti in serie e senza alcun pregio organolettico.
La stessa bresaola della Valtellina, spesso prodotta con carne di oscura o dubbia provenienza, può essere di qualità medio bassa. In questi casi, come sempre accade, sarebbe bene conoscere un produttore di qualità e rifornirsi solamente da lui, ma quando poi si va a fare il conto con il tempo a disposizione, la collocazione geografica (ad un siciliano potrebbe non essere pratico andare sempre in Lombardia solo per la bresaola) e soprattutto con le spese, spesso una bresaola da supermercato può andare benissimo. 
Consideriamo inoltre che la bresaola spesso si ricopre di succo di limone per anestetizzarla e con l'onnipresente RUCOLA che sembra essere diventata l'unica pianta commestibile in Italia, sparsa a grandi manciate su ogni piatto (tanto il sapore non esiste).

La bresaola di bufala (spero che Giorgio si ricorderà di scrivere qui sul blog il nome del produttore campano) è molto differente.
Decisa nel sapore, giustamente sapida, di ottima consistenza al palato. Il sapore deciso e determinato ma assolutamente non fastidioso, la rendono un piatto stuzzicante, soprattutto se assaggiato senza alcun condimento. All'analisi sensoriale è ben profumato e gustoso al palato, rotondo eppure giustamente sapido.
I nostri ospiti l'hanno abbondantemente gustato visto che i piatti che si riempivano in cucina tornavano indietro vuoti in pochi secondi. Molti poi ci hanno chiesto dove si poteva acquistare questo prodotto.
E noi abbiamo risposto: ovviamente sul sito www.ilpariniegaston.com che fra pochi giorni tornerà online e con la nuova sezione di e-commerce!
buona bresaola a tutti!

8.15.2008

la bufala del Nascondiglio





Come tutti aspettavate, ecco il resoconto della bufalata al Nascondiglio.

Di fronte ad un pubblico numeroso (più di venticinque clienti e amici) il nostro inestimabile Giorgio, in arte "Il Parini", ha dato grande prova di se stesso e delle sue innegabili capacità oratorie e degustative. Una prefazione sulla bufala, le sue caratteristiche e quelle del suo pregiato latte. Un po' di emozione iniziale e poi, vista anche l'attenzione del pubblico e la simpatia dei presenti, ha dato sfogo al suo lato di entertainer. 
La passione per il cibo lo ha portato a bei discorsi, descrizioni precise e puntuali. Poi la parola è passata al cibo, alla delicatissima mozzarella, all'eccellente bresaola e alla tenerissima carne alla brace. E mentre Fabio si occupava della cottura insieme al nostro nuovo amico Peppe, Gaia, Ola e Valentina (ragazza di Peppe) servivano ai tavoli. A me l'onore di presentare e versare il vino nei calici che è scivolato leggiadro nel palato, fra la gioia dei presenti.
Infine gelato di Dwight e il Passito del Nascondiglio per concludere in bellezza.
Tutti sono stati entusiasti, contenti di aver saggiato prodotti d'eccellenza difficilmente reperibili altrove e di aver imparato cosa c'è dietro al lavoro di un caseario o di un allevatore e dietro all'esperienza di un gastronomo.
Per noi del Nascondiglio è stato un piacere rivedere gli amici vecchi e nuovi e poter offrire un palcoscenico a Giorgione, che qui per la prima volta sta muovendo i passi del gastronomo-divulgatore.
Per gli ospiti e gli amici è stata un'esperienza divertente, nuova ed entusiasmante, tanto che più di uno ci ha chiesto informazioni sul "Parini e Gaston", sui prodotti e sull'attività.
Da parte nostra stiamo già pensando ad altre degustazioni (magari in concomitanza delle trasferte della Juve Caserta nelle Marche e nel vicino Abruzzo e in molte altre occasioni) per il futuro.
Intanto... buon Ferragosto a tutti!

8.11.2008

bufala d'agosto

Al Nascondiglio di Bacco, anche per festeggiare degnamente il compleanno di Dwight, la notte del 13 agosto la ditta Parini&Gaston ha organizzato una solenne degustazione di bufala campana!

Niente di meno che la regina delle mozzarelle sarà sulla tavola marchigiana del Nascondiglio, accompagnata dalla carne della bestia campana.
Re della serata il mitico Giorgione accompagnato dal suo socio Fabio che allieteranno ospiti ed intervenuti con spiegazioni tecniche ed appassionate della produzione che tutti potranno assaggiare.
Si tratterà di una esperienza unica e sicuramente da ripetere!
Fra qualche giorno il resoconto su queste pagine!

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