Champagne - 3
La qualità di un prodotto come lo Champagne è indiscutibile e la capacità di vendita delle grandi e piccole cantine è nota. Milioni di bottiglie ogni anno invadono il mercato mondiale e alcuni produttori sono davvero famosissimi, basti pensare a Moet & Chandon, Veuve Clicquot, Piper e via elencando. Lo stesso Dom Perignon, prodotto di punta di Moet, è famoso per essere il vino preferito di 007. Marketing a parte, le bollicine più famose del mondo pongono qualche dubbio al visitatore più smaliziato.
Prima di tutto il sistema delle cantine più grandi è oggi in mano a multinazionali del lusso come ad esempio la Lvmh che possiede la Moet, Veuve Cliquot, Mercier e Krug e che quindi ne può uniformemente condizionare le scelte nella produzione. Forse non possiamo parlare di standardizzazione, anche perché ogni casa vinicola è ben gelosa dei propri segreti e del proprio stile, ma va da sé che la produzione in mano ad una sola compagnia non può essere un bene per il mercato. Altro argomento critico per la regione dello Champagne è quello dell'agricoltura biologica. Centinaia di ettari di vigneti, tutti vicinissimi fra loro, puliti ed ordinati, producono secondo i dettami dell'agricoltura tradizionale. Ma siamo sicuri che sia una produzione buona, pulita e giusta? Da molte voci, sicuramente più autorevoli della nostra, si levano domande riguardo all'impatto ambientale di queste coltivazioni. Trovare produttori biologici, soprattutto dichiaratamente tali, è davvero un'impresa. Il motivo è semplice. Se tutto il sistema accanto al tuo non è biologico, a poco valgono gli sforzi di un singolo produttore, per quanto grande, di adottare le nuove tecniche di rispetto dell'ambiente e del palato del cliente. Le coltivazioni sistemiche inquinano le falde acquifere ed il terreno e la mentalità bio poco può fare in queste situazioni. Discorso differente invece per l'ottima organizzazione delle cantine, soprattutto le più grandi, per il rapporto con il pubblico e il cliente finale. Tutti o quasi tutti i produttori sono ben contenti di ospitare, magari previa prenotazione, i curiosi per un giro nell'azienda. Alcuni (Moet, Pommery, Piper e molti altri) offrono visite guidate davvero speciali attraverso i chilometri di grotte sotterranee dove sono raccolte milioni di bottiglie e secoli di storia. Alla fine del tragitto una degustazioni più o meno 'ricca' e il negozio, spesso una vere e propria boutique a tema dove tutti possono portare un piccolo o grande ricordo a casa. Quello che rimane dello champagne è la maestosità della storia che si prolunga nel tempo, la bellezza delle vigne, l'importanza della cultura ad esse legata, la vita di una regione legata principalmente ad un vino. Potrete trovare piccoli paesi con un solo panettiere, forse un ristorante-albergo e almeno 30 differenti cantine. Su una sola piccola piazza, come è capitato a me, avevano il loro ingresso 5 produttori differenti, ognuno con stemmi, sale di accoglienza, punti vendita e personale disponibile alla degustazione e all'illustrazione dei propri prodotti. Tutto rigorosamente in francese. Beh, se vi capiterà, non mancate una visita allo Champagne, magari scegliendo di visitare un grande produttore, uno più piccolo e sconosciuto e, se siete fortunati, anche uno biologico. Così avrete una visione più completa di quella che è la regione viticola più famosa del mondo.
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